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VENTURA SALIMBENI  

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Figlio di Arcangelo e fratellastro di Francesco Vanni, Ventura nacque a Siena nel 1568 e fu il più valido rappresentante di una famiglia di artisti senesi che si affermarono a cavallo fra il XVI° e XVII° secolo.

 

Fu allievo sia del padre che del fratellastro, ma venne anche notevolmente influenzato dal Beccafumi.

 

Di temperamento gaio e  esuberante a differenza del Vanni, poco incline al sacro, fu un artista fecondissimo, molto apprezzato, soprattutto come “freschista”, conosciuto e molto richiesto in tutta Italia.

 

In età giovanile, dopo l’esperienza lombarda, Ventura si recò a Roma dove si intrattenne dal 1588 al 1593; qui trovò attivissima la scuola dei manieristi e fu influenzato dalla pittura di Federigo Barocci.

 

Già educato al gusto del colore raffinato e leggiadro, alle preziose fantasie del Beccafumi, Ventura assimilò meglio di chiunque altro la tecnica del Barocci.

 

A Roma lavorò in S. Agostino, in S. Giovanni in Laterano, al Gesù in S. Maria Maggiore e lasciò alcuni dipinti in un salone ella Biblioteca vaticana.

 

A Perugia, fu al servizio dei Cardinali Sforza e Bevilacqua dai quali ebbe varie onorificenze; nel 1600 il Cardinale Bevilacqua, lo nominò Cavaliere dello Sperone d’Oro e gli concesse il cognome; con tale nome Salimbeni venne conosciuto come il “Cavalier Bevilacqua".

 

Numerose sono le opere che Ventura Salimbeni, ha lasciato nella sua Siena: fra il 1595 e il 1602 dipinse la volta della Compagnia della Trinità, nel 1600 compiva gli affreschi con “Storie di S. Giacinto” nella Chiesa di S. Spirito, nei quali da dimostrazione di bravura nell’arte degli affreschi.

 

Nel 1602 compiva gli affreschi con “Storie di S. Bernardino” nell’Oratorio inferiore di S. Bernardino; Nel 1603 eseguiva la tela dell’”Apparizione della Madonna a S. Rocco” nella Contrada della Lupa; il dipinto “Maria al Sepolcro” nella Chiesa di S. Quirico e l’”Adorazione dei Pastori” nella Chiesa del Carmine.

 

Una gran quantità di opere si trovano anche nel senese, come Rapolano, Lucignao Val di Chiana, S. Quirico d’Orcia, Buonconvento, Montalcino (Chiesa di S. Francesco e Chiesa di S. Pietro) ecc.

 

Notevole è anche la traccia lasciata in Firenze dove dipinse gli affreschi nel chiostro grande dell’Annunziata fra il 1605 e 1608. Pittore infaticabile, il Salimbeni eseguì importanti opere anche a Lucca, Pisa, Genova, Foligno e Ferrara ed altre città.

 

Artista dotato di grandi qualità di decoratore, tendente ad uno stile leggero e raffinato, riuscì a conciliare l’arte del Barocci e dei suoi seguaci con la grande tradizione senese di quel tempo, in particolare con il Beccafumi.

 

IL MANIERISMO

 

Il tardo Manierismo che si sviluppa a Siena con una folta schiera di artisti che oltre al Salimbeni e al Vanni, comprendeva anche Alessandro Casolari, Giovnni Paolo Pisani, Rutilio Manetti, produsse una serie consistente di quelle pale d’altare che, andarono a sostituire i polittici tre-quattrocenteschi.

 

Prima dipinti su tavola e poi su tela, esse furono il risultato della nuova concezione liturgica che poneva al centro della devozione il culto della Madonna, cui sono dedicate gran parte delle opere.

 

Il Manierismo viene collocato tra il 1520 e il 1600, in un periodo di crisi storica e religiosa e l’avvento della Controriforma; inizialmente vi fu una certa opposizione ai classici canoni della proporzione, mentre nella seconda metà del cinquecento,andò ad accentuare il proprio carattere celebrativo dei valori decorativi che assicurarono agli artisti il favore delle corti d’Europa.

 

Il termine Manierismo, venne usato con tono di disprezzo dal critico e storico d’arte Jakob Burkhardt che ne “La Civiltà del Rinascimento in Italia” del 1860 definì così quel periodo fra il Rinascimento e il Barocco.

 

All’inizio del ‘900, i pittori manieristi, vennero riabilitati sotto le correnti del Surrealismo e dell’Espressionismo.

 

I pilastri della pittura manieristica, sono quattro:

 

diversa concezione dello spazio rispetto a quello rinascimentale, con mancanza di prospettiva, che quando presente (molto raramente), è spesso distorta;

 

diversa concezione delle proporzioni, non rispettando le regole che le imponevano in particolare per il corpo umano;

 

maggiore utilizzazione di luci e ombre in maniera tale da lasciare indefinite parte delle figure che davano possibilità allo spettatore di immaginare il resto, coinvolgendolo emotivamente;

 

sguardi ed espressioni che si legano ai soggetti e alle situazioni per rimarcare gli stati d’animo della situazione rappresentata, talora intense, dolorose, a volte assenti o irrealistici.

 

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