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VENTURA
SALIMBENI CLICCA QUI PER LE FOTO DEL RESTAURO DELLE PALE DI VENTURA SALIMBENI, 03 NOVEMBRE 08 |
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Figlio
di Arcangelo e fratellastro di Francesco Vanni, Ventura nacque a Siena nel
1568 e fu il più valido rappresentante di una famiglia di artisti senesi
che si affermarono a cavallo fra il XVI° e XVII° secolo. Fu
allievo sia del padre che del fratellastro, ma venne anche notevolmente
influenzato dal Beccafumi. Di
temperamento gaio e esuberante
a differenza del Vanni, poco incline al sacro, fu un artista fecondissimo,
molto apprezzato, soprattutto come “freschista”, conosciuto e molto
richiesto in tutta Italia. In
età giovanile, dopo l’esperienza lombarda, Ventura si recò a Roma dove
si intrattenne dal 1588 al 1593; qui trovò attivissima la scuola dei
manieristi e fu influenzato dalla pittura di Federigo Barocci. Già
educato al gusto del colore raffinato e leggiadro, alle preziose fantasie
del Beccafumi, Ventura assimilò meglio di chiunque altro la tecnica del
Barocci. A
Roma lavorò in S. Agostino, in S. Giovanni in Laterano, al Gesù in S.
Maria Maggiore e lasciò alcuni dipinti in un salone ella Biblioteca
vaticana. A
Perugia, fu al servizio dei Cardinali Sforza e Bevilacqua dai quali ebbe
varie onorificenze; nel 1600 il Cardinale Bevilacqua, lo nominò Cavaliere
dello Sperone d’Oro e gli concesse il cognome; con tale nome Salimbeni
venne conosciuto come il “Cavalier Bevilacqua". Numerose
sono le opere che Ventura Salimbeni, ha lasciato nella sua Siena: fra il
1595 e il 1602 dipinse la volta della Compagnia della Trinità, nel 1600
compiva gli affreschi con “Storie di S. Giacinto” nella Chiesa di S.
Spirito, nei quali da dimostrazione di bravura nell’arte degli
affreschi. Nel
1602 compiva gli affreschi con “Storie di S. Bernardino”
nell’Oratorio inferiore di S. Bernardino; Nel 1603 eseguiva la tela
dell’”Apparizione della Madonna a S. Rocco” nella Contrada della
Lupa; il dipinto “Maria al Sepolcro” nella Chiesa di S. Quirico e
l’”Adorazione dei Pastori” nella Chiesa del Carmine. Una
gran quantità di opere si trovano anche nel senese, come Rapolano,
Lucignao Val di Chiana, S. Quirico d’Orcia, Buonconvento, Montalcino
(Chiesa di S. Francesco e Chiesa di S. Pietro) ecc. Notevole
è anche la traccia lasciata in Firenze dove dipinse gli affreschi nel
chiostro grande dell’Annunziata fra il 1605 e 1608. Pittore
infaticabile, il Salimbeni eseguì importanti opere anche a Lucca, Pisa,
Genova, Foligno e Ferrara ed altre città. Artista
dotato di grandi qualità di decoratore, tendente ad uno stile leggero e
raffinato, riuscì a conciliare l’arte del Barocci e dei suoi seguaci
con la grande tradizione senese di quel tempo, in particolare con il
Beccafumi.
IL
MANIERISMO
Il
tardo Manierismo che si sviluppa a Siena con una folta schiera di artisti
che oltre al Salimbeni e al Vanni, comprendeva anche Alessandro Casolari,
Giovnni Paolo Pisani, Rutilio Manetti, produsse una serie consistente di
quelle pale d’altare che, andarono a sostituire i polittici
tre-quattrocenteschi. Prima
dipinti su tavola e poi su tela, esse furono il risultato della nuova
concezione liturgica che poneva al centro della devozione il culto della
Madonna, cui sono dedicate gran parte delle opere. Il
Manierismo viene collocato tra il 1520 e il 1600, in un periodo di crisi
storica e religiosa e l’avvento della Controriforma; inizialmente vi fu
una certa opposizione ai classici canoni della proporzione, mentre nella
seconda metà del cinquecento,andò ad accentuare il proprio carattere
celebrativo dei valori decorativi che assicurarono agli artisti il favore
delle corti d’Europa. Il
termine Manierismo, venne usato con tono di disprezzo dal critico e
storico d’arte Jakob Burkhardt che ne “La Civiltà del Rinascimento in
Italia” del 1860 definì così quel periodo fra il Rinascimento e il
Barocco. All’inizio
del ‘900, i pittori manieristi, vennero riabilitati sotto le correnti
del Surrealismo e dell’Espressionismo. I pilastri della pittura manieristica, sono quattro:
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