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Quartiere Pianello Salviamo San Pietro Montalcino Toscana |
LA NASCITA DEI QUARTIERI |
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Alla
fine degli anni 50, più precisamente nel 1958 quando Montalcino e il suo
territorio erano ancora interessati da una massiccia emigrazione verso i
centri abitati maggiori, alcuni
giovani dettero inizio a quella Sagra del Tordo di cui l’anno prossimo
corre il cinquantesimo. La
manifestazione venne appoggiata anche dall’Amministrazione Comunale; si
leggeva nella locandina che promuoveva la manifestazione:”Festa popolare
storico-gastronomica. La manifestazione sarà allietata da cori e danze
del tradizionale folklore toscano”. Aveva lo scopo di far passare una
giornata in allegria e richiamare un po’ di turismo in un’area fuori
dalle grandi vie di comunicazione, dove gli unici lavori erano la
mezzadria e il taglio della legna da ardere. Qualche
anno dopo, nel 1960, vennero formati i Quartieri che presero i nomi di
Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio richiamandosi a toponimi storici che
si trovavano in vecchie bolle o in libri antichi o tramandati oralmente.
Il nome al Pianello, come si legge nell’art. 1 dello Statuto o Libro dei
Capitoli del Quartiere, è compreso integralmente in quello che fu il
terziere di S.Angelo in Castelvecchio, come si ritrova anche in una Lira
del 1453 recante la dicitura “in contrada Pianello nel terziere di
S.Angelo in Castelvecchio”. Tale toponimo venne dato senza dubbio perché
l’attuale Via Moglio è una strada completamente pianeggiante nella
parte bassa di Montalcino, è appunto come si dice in toscano, un”pianello”. IL
QUARTIERE E MONTALCINO L’importanza
dei Quartieri nella vita di Montalcino è sancita da tutti, tanto che
l’Amministrazione Comunale, riconoscendone l’importanza del peso e
ruolo, ha ritenuto inserirli nello Statuto Comunale approvato con atto
deliberativo n. 32 del 1 giugno 2000 dove all’art. 54 si legge: "1.
I Quartieri Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio sono riconosciuti di
diritto a tutti gli effetti enti storici del Comune di Montalcino perché
centri promozionali di aggregazione e di cultura depositari di molte
tradizioni montalcinesi da valorizzare e salvaguardare. Per i Quartieri
viene nominata un’apposita consulta regolata dal relativo regolamento. 2.
L’amministrazione Comunale darà ai quartieri per lo svolgimento delle
loro molteplici attività ogni appoggio morale, materiale e finanziario
entro i limiti delle sue disponibilità e secondo le modalità o criteri
previsti dai vari regolamenti”. A
GIRO PER IL PIANELLO Il
turista che scende nella piazza Cavour, un tempo Piazza dello Spedale, si
trova un grande edificio sede del Comune di Montalcino. L’edificio
cinquecentesco, più volte manomesso nei secoli, un tempo era sede
dell’ospedale S. Maria della Croce. Al
suo interno, oltre alla bella biblioteca comunale ricca di una notevole
quantità di libri, incunaboli, manoscritti, vi è lo “Scrittoio
dell’ospedale”, un luogo, dove venivano conservati privilegi e libri
per conto dell’ospedale, ma dove si compivano anche atti pubblici; un
insieme di studio e scrittoi; da qui l’appellativo di “Scrittoio dello
spedale”. Lo
scrittoio è una stanza di pochi metri quadrati deliziosamente affrescata
nei primi del ‘500 da Vincenzo Tamagni proveniente da S. Gimignamo e
allievo del Sodoma. Gli
affreschi riportano grandi nomi del passato quali Scipione, Cicerone,
Giuditta, Lucrezia, Giosuè, Davide, oltre ad una Madonna con Bambino e
Santi. Sullo sfondo di un episodio non ben identificato con due signori
ben vestiti dei quali uno con un arco in mano ed una signora in
ginocchio, si vedono le Fonti Castellane
con dietro la Città di Montalcino. Scendendo
lungo la “Piaggia delle Monache, per andare a visitare il Chiostro
dell’Ospedale non ci si può rendere conto di quanto antichi siano i
luoghi che sta percorrendo e di quanto interesse possono essere quei
personaggi che silenziosamente danno il nome a quelle piccole strade. Nomi
letti distrattamente, tra la sorpresa ammirazione di uno scorcio
panoramico sulla Val d’Arbia e la soddisfatta riflessione sul buon
bicchiere di vino appena bevuto. Via
Lapini, la Piaggia delle Monache, ricorda un insigne umanista, Pietro di
Bernardo di Lapino, archiatra pontificio di Giovanni XXIII, l’antipapa
Baldassarre Cossa deposto dal Concilio di Costanza. Fu uno dei più famosi
dottori in medicina del suo tempo ed esperto anche in Giurisprudenza (nel
1415 collaborò alla stesura degli Statuti di Montalcino) lasciò molte
opere importanti anche in questa disciplina. Commentatore del Petrarca,
morì il 16 giugno 1449 e venne seppellito a Siena, nella Chiesa di S.
Francesco. Suo
figlio Bernardo, nato a Siena nel 1443, anche lui poeta, medico e filosofo
oltre che commentatore dei “Trionfi” del Petrarca, amava farsi
chiamare “L’ILCINO” in omaggio al padre montalcinesi. Non
si fa in tempo a ricordare il nome dei Lapini che subito, svoltando a
destra in fondo alla discesa, ci si trova una piccola strada che conserva
il ricordo di una delle più illustri famiglie montalcinesi: i Padelletti. Una
lapide ricorda i nomi di due illustri professori, Guido e
Dino, ai quali è intitolata la via, figli di Pier Francesco,
Ministro di Giustizia nella Toscana dei Lorena alla fine del ‘700 il cui
fratello, il Canonico Domenico, resse l’Università di Pisa dopo aver
molto viaggiato per compiere ricerche su Giovanni Evangelista. Guido e
Dino insegnarono rispettivamente Diritto Romano all’Università di Pisa
e Meccanica Razionale all’Università di Napoli. Tuttavia,
per i montalcinesi di oggi, soprattutto per quelli un po’ più anziani,
è sicuramente “il Sor Carlo” il Padelletti più noto e più
affettuosamente ricordato. Figlio
di Guido fu anch’egli uomo di studi (laurea in Medicina, Legge e Scienze
Politiche) ma soprattutto fu un vero figlio dei tempi nuovo. Con
il molino, la fornace, la segheria a vapore, la produzione di radiche da
pipa e di manici d’ombrello destinati all’Inghilterra, la luce
elettrica quando ancora a Firenze c’era l’illuminazione a gas, la
stamperia “La Stella” e l’Araldo, primo giornale locale, fece di
Montalcino una città veramente moderna e già proiettata verso
l’Europa. A Parigi, difatti, vinse la medaglia d’oro alla Mostra
Universale dei Vini. Era l’anno 1900. Percorsa
Via Padelletti ci troviamo nel cuore del quartiere Pianello, nel cuore,
soprattutto, delle sue memorie. Si
può scegliere se percorrere Via Moglio o salire la Costa dello
‘Ospedale per andare al Prato di S. Francesco oppure scendere verso
Porta Castellana ed uscire sugli orti della collina. La
via si snoda pigramente allungata sulla collina sovrastando gli orti delle
Fonti Castellane siamo nella contrada
di Castelvecchio che fu edificata dai romani nel piano di detta Città,
allora terra. Ha fonti, colli, edifici vari ed un POGGETTO DI NOBILE
VEDUTA PER TUTTE LE SUE PARTI nel quale era situata la Chiesa di San Marco
e certo Ospizio spettante ai Monaci Benedettini di Sant’Antimo in valle
di Starcia…" Saliamo
la Costa dell’Ospedale e ci troviamo su questo poggetto dove prima erano
ubicate le Chiese di S. Marco e S. Michele Arcangelo (da qui il nome del
Terzo di S. Angelo in Castelvecchio – 1361) e dove oggi si trova la
Chiesa di S. Francesco , l’Ospedale e la Chiesa della Confraternita
della Misericordia. A seguito della venuta a Montalcino di San Francesco
nel 1218 e dietro richiesta degli abitanti, l’Abate Sirico donò “al
Padre S. Francesco e suoi beati compagni il possesso della Chiesa di S.
Marco ed annesso ospizio in perpetua eredità ai di lui religiosi”. Per
difficoltà economiche del Cappellano, nel 1285 venne donata ai frati
anche la Chiesa di San Miche per cui si convenne di demolirle entrambe e
di costruirne una più grande “ove la moltitudine dei popoli che quivi
concorrevano potesse comodamente starvi ad adempiere la loro devozione”.
L’edificazione della Chiesa di S. Francesco iniziò dunque nel 1287 e
nel 1334 doveva essere ancora terminata. A fianco della Chiesa,
trasformata da successivi e radicali interventi fra il 1788 e il 1795 che
la trasformarono totalmente all’interno e all’esterno, sorgeva
il Convento “fabbricato nella Piazza di Castelvecchio” al quale
apparteneva l’elegante Chiostro cosiddetto dell’Ospedale. Il
turista che abbiamo visto scendere dalla Piaggia delle Monache sta ormai
per entrare nel Chiostro dove potrà godersi le arcate eleganti e i severi
travertini. La
Chiesa di S, Francesco da anni chiusa al culto, raccoglie al suo interno
grandi opere d’arte nelle Cappelle di S. Pietro e
della Madonna. La Cappella di S. Pietro, venne fatta dipingere
dall’Ospedale al pittore “Vincenzo da S. Gemignano” (ancora il
Tamagni) e vi si legge la gran parte della vita di S. Pietro, cioè
la scoperta di Simon Mago e la sua caduta, la chiamata di Cristo fatta a
S. Pietro sopra le acque, l’incontro che fece S. Pietro a Roma del
nostro Signore Gesù Cristo con la croce in spalla, “Domine quo vadis”
Sulla volta sono dipinti i
quattro Evangelisti, mediati da alcuni serafini e altri lavori molto
belli. Nell’arco vi sono dipinte Santa
Elisabetta regina d’Ungheria, Santa Lucia Vergine e martire, Santa
Margherita, Sant’ Orsola, santa Caterina ecc. Di
gran bellezza è lo Sposalizio di
Maria Vergine con S. Giuseppe, la Nascita della Vergine con sotto San
Niccolò da Barie di S. Caterina delle Ruote; tali dipinti sono nella
terza cappella fatta edificare da Niccolò Posi. All’interno delle
cappelle vi è un bel museo dei ferri e degli strumenti chirurgici dei
secoli scorsi. La
Chiesa ha un bel coro ligneo oltre a alcune tele in cattive condizioni di Ventura
Salimbeni. Tutta
la Chiesa è purtroppo in stato di abbandono. Ritornando
sul Prato dell’Ospedale, il nostro turista potrà, prima di riscendere
la Costa dell’Ospedale, gettare lo sguardo su Montalcino dove si slancia
la Torre Civica e il campanile della Chiesa di S. Agostino. Dall’incrocio
diamo un sguardo anche al Pianello, solo per vedere che il vero nome di
questa strada è un altro: Via Moglio. Un’altra
famiglia storica? Non una famiglia, ma un uomo storico:Frà Giovanni
Moglio da Montalcino. Non si sa la data della sua nascita ma si sa che era
un fine oratore e che nel 1531 predicava a Brescia. Negli
anni seguenti lo troviamo a Milano, Pavia e Bologna dove, vincendo una
pubblica disputa con Cornelio, professore di metafisica di quella
Università, si guadagnò l’accusa di eresia che lo portò ad un primo
processo nel quale fu ammonito a non esporre le Lettere di S. Paolo.
Ovviamente Frà Giovanni da Montalcino si guardò bene dall’obbedire e
così, lasciata Bologna, se ne andò a Napoli presso il Convento di S.
Lorenzo come lettore e predicatore. Inaspritisi
i contrasti religiosi con la convocazione del Concilio di Trento, Frà
Moglio, che pur tante volte era riuscito ad eludere la giustizia della
Chiesa, venne arrestato a Ravenna il 21 marzo 1553 e, condotto a Roma, fu
condannato ad essere impiccato e bruciato in Campo dè Fiori. Andando
avanti per la Via Moglio ci troviamo su uno slargo che è la Piazzetta S.
Pietro con la Chiesa omonima.
Tornando
a ritroso, scendiamo per Via Castellana. Lungo la discesa, fra piccole
case e orti, fino a Porta Castellana restaurata negli anni ’50 è ora già
mezza interrata, giriamo a destra nel Piazzale dei macelli o delle fonti.
Le Fonti Castellane in stile gotico – romanico hanno bisogno di un
restauro profondo. Di
fronte e sino alla Piazzetta di S. Lucia, tutte quelle casette erano la
zona industriale di Montalcino tra l’otto
e il novecento. L’Impresa Padelletti – Zumpt prima ricordata aveva qui
una quindicina di attività diverse che occupavano circa 300 operai:
fornaci per laterizi, molino, cereria, oltre alle attività poco prima
ricordate, ma più singolare di tutto una centrale elettrica che sfruttava
la caduta delle acque di un fosso,dove erano state incanalate la maggior
parte delle acque della rete fognaria dell’abitato soprastante. La rete
di distribuzione dell’ energia alimentava gli opifici e illuminava tutte
le principali vie del centro, dandoci l’orgoglio di essere stati, come
già detto, uno dei primi centri della Toscana a disporre di corrente
elettrica. Risaliamo
la piaggia del “Molino” giriamo a destra in Via Santa Lucia, (la
bottega del fabbro è un locale dove fino al 1786 ha avuto sede la Chiesa
della Santa), a sinistra la Minuta e a destra Via del Mistero. Risalendo la piaggia di Via S. Lucia, incrocerà ancora Via Moglio e rifiutandosi di fare tutte le scale omonime che portano per i “didietro” una strada di servizio, il nostro turista continuerà per Via Moglio da dove potrà nuovamente ammirare il “Poggetto d Castelvecchio” e salendo per il Piaggione sarà già in un altro Quartiere per conoscere un’altra storia. Ma saprà mai le poche cose che abbiamo raccontato?
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