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La fondazione e costruzione della Chiesa di San Pietro. |
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Negli
anni bui dell’alto medio evo, quando il mondo conosciuto si fermava
ancora alle “Colonne d’Ercole”, Montalcino già si ergeva da secoli
su un colle in posizione favorevole sia per difendersi dalla natura
maligna che mieteva vittime nella vicina Maremma con la malaria, sia dai
nemici; quei nemici, una volta i senesi, un’altra volta i fiorentini che
vedevano quella posizione altamente strategica per le loro mire
espansionistiche.
A
differenza della costruzione della Chiesa, si hanno molte informazioni su
quella compagnia che lì operò per oltre cinquecento anni.
Nel
diploma di Ludovico il Pio dell’814 viene ricordata , la Chiesa di S.
Pietro in Greta che alcuni ritengono sia la chiesa di S. Pietro in
Montalcino che per più secoli ha avuto questo appellativo; è
un’ipotesi che può avere il suo valore in quanto Montalcino era
conosciuto in alcune aree della Toscana come “Montalcino in Greta”.
Purtroppo
un incendio nell’archivio della Chiesa di S. Agostino nel 1444 distrusse
gran parte della documentazione di Montalcino: cartapecore, fascicoli,
manoscritti duecenteschi andarono irrimediabilmente e per sempre persi e
con essi bruciò gran parte della storia più remota.
Probabilmente,
proprio per questo motivo, non si hanno molte notizie sulla costruzione di
S. Pietro e i lavori che negli anni si sono succeduti, si possono oggi
solo ipotizzare.
La
chiesa di S. Pietro Apostolo, situata nel cuore del quartiere, fu la sede
della compagnia laicale omonima attiva già alla fine del secolo XIII. I
‘fratelli’ dovevano condurre vita esemplare: niente usura, fazioni e
armi, niente gioco, donne, canzoni e cattive compagnie, ma educazione
religiosa, cura degli infermi, solidarietà e cura della loro chiesa.
Si
ha notizia della “Compagnia dei Disciplinati” che nel 1368 sotto il
titolo di S. Pietro si riuniva presso la Cappella della Santissima
Annunziata presso la Chiesa di S. Francesco che successivamente diverrà
proprietaria della chiesa.
E’
ben evidente la sopraelevazione subita forse proprio ad opera della
compagnia di S. Pietro che qui tenne la propria sede fino alla sua
soppressione che avvenne con decreto granducale e non più ricostituita.
La
completa trasformazione, con la ristrutturazione interna, pare sia stata
eseguita nel XVII secolo, in quanto si ha notizia certa che verso la metà
del 1600, erano in corso
lavori per portare a termine l’altare maggiore in marmo; anche i due
altari laterali in gesso sono
senz’altro dello stesso periodo. Proprio
sull’altare maggiore, senz’altro l’elemento più pregiato di tutta
la chiesa, è opportuno soffermarsi. Dal fondo archivistico (Patrimonio
Resti 3153), risulta che venne realizzato fra il 1645 e il 1648 dagli
scalpellini Francesco Costantini da Siena e Lorenzo Tozzi, probabilmente
di Montalcino. A quanto risulta dalla registrazione di pagamento, tra i
due è il senese che ha la maggiore responsabilità nel lavoro; al Tozzi
spettano la parte alta dell’architrave e la cimase.
E’
fatto prevalentemente di alabastro di Castelnuovo dell’Abate e dai
documenti risulta che il Costantini fu pagato dalla compagnia di S. Pietro
per recarsi a Firenze a scegliere i marmi bianchi provenienti da Carrara
ed altre pietre.
Di
un sobrio e moderato gusto barocco, l’altare presenta uno slancio
verticale, sottolineato dalle due alte colonne, ed è cimato da un
frontone spezzato in cui inserita un’edicola decorata con un inserto in
stucco, come i due angeli appoggiati al frontone. E’ pregevole per
l’impiego di varie qualità di marmi, fra cui il famoso alabastro di
Castelnuovo dell’Abate. Originale
appare la bicromia marrone-bianca della parte alta, dovuta forse ad una
verniciatura del marmo.
Per
come la vediamo oggi, la chiesa, fu restaurata nella seconda metà del
Settecento e riconsacrata da mons. Giuseppe Pecci nel 1781. L’11
dicembre 1785, a seguito della soppressione della compagnia e della
decisione di abbandonare la chiesa di S. Lorenzo vi fu trasferito il
titolo parrocchiale di questa, rimastovi fino a oggi. |
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