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Quartiere Pianello Salviamo San Pietro Montalcino Toscana |
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I
“SAMPIETRINI” A MONTALCINO |
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Il
testo che di seguito si riporta fedelmente, è stato scritto dal
concittadino Florio Nardi in occasione del bicentenario ( dicembre
1785-dicembre 1985) del trasferimento della parrocchia di S. Lorenzo nella
Chiesa di S. Pietro. Il testo è interessante in quanto lo scrittore
ricorda i tempi passati della sua infanzia di quando anche lui era un
“sampietrino”e con gli altri ragazzi frequentava la Parrocchia e la
Piazzetta di S. Pietro; ricordi dunque che si accavallano fra gli anni
venti - trenta. Va tenuto conto che i tempi sono riferiti al 1985 anno in
cui venne scritto il testo che di seguito viene riportato.
Un
tempo relativamente non lontano (per uscire subito dal vago, diciamo:
quarantacinque- cinquanta anni fa) essere nati a Montalcino, nel quartiere
“Pianello”, equivaleva ad essere considerati e sentirsi
“sampietrini”. Vero
è che con questo termine, scritto con la “S” maiuscola, da epoche
ormai remote, sia ufficialmente che nella parlata popolare, s’intende
fare riferimento a tutti coloro per
un versoi o nell’altro sono addetti alla Basilica di S. Pietro in Roma,
dai canonici ai sagrestani, dai custodi agli incaricati dei lavori di
manutenzione. Senza
nulla voler togliere a questo termine, considerato dalla maestà della
tradizione popolare con tutto rispetto e simpatia, essere
“sampietrini” a Montalcino corrispondeva ad essere frequentatori della
Parrocchia di S. Pietro e dell’omonima piazzetta; questo soprattutto per
i ragazzi all’inizio dell’età scolare e fino ai quindici o sedici
anni, perché poi ognuno crescendo e senza nulla rinnegare prendeva strade
e abitudini diverse, sentendosi ormai un giovanotto o una signorina. La
frequentazione della Chiesa corrispondeva ad un momento d’incontro fra
giovani di diversa estrazione sociale, un buon cemento per le sane
abitudini ed i buoni principi che qui venivano insegnati o trovavano la
loro conferma. E significava anche un’interruzione frapposta alla
monotonia dell’incedere quotidiano, quasi una parentesi ricreativa, sia
pure a livello spirituale. Eravamo
in molti a frequentare la Parrocchia, alcuni vestiti da chierichetto
specie alla sera durante le funzioni e soprattutto il sabato e la
domenica, quando non avevamo compiti da svolgere e quindi eravamo più
liberi, e anche durante le varie novene fatte in preparazione alle feste
più significative, o nel mese di ottobre per la recita del Santo Rosario. Però
eravamo molti di più a frequentare la piazzetta antistante la Chiesa,
considerata un punto focale d’incontro, dove svolgere i nostri giochi
o prendere iniziative per trasferirli al “prato
dell’ospedale” o in altri posti idonei alle esigenze del momento. Ma
è opportuno ricordare la presenza di tutti i ragazzi del quartiere e
anche di altri rioni, il Venerdì e
Sabato Santo, quando l’inizio delle funzioni, a campane “legate”,
veniva annunciato con il “rotolone” lo strumento di legno a
martelletto, unico, mi sembra ricordare, però senza certezza, ad essere
usato in tutta Montalcino presso una Parrocchia; oppure al calar della
sera della vigilia della Festa di S. Pietro (29 giugno), quando veniva
accesa l’imponente catasta di legna eretta in mezzo alla stessa
piazzetta, che dopo le prime alte e violente vampate, quando il fuoco
cominciava a stemperarsi, veniva “saltata” dai più coraggiosi o abili
nella manovra. Uno spettacolo suggestivo, richiedente anche un notevole
impegno da parte di tutti i ragazzi di allora, sia per l’allestimento
che per le partecipazioni ai salti, e che purtroppo dal dopoguerra in poi
fa parte, come tanti altri, del catalogo degli “oggetti smarriti”, che
sarà ben difficile poter “ritrovare “ e ripristinare. Ma
un aspetto importante della questione è dovuto al fatto che, fatta salva
la dizione usata nelle sfere ufficiali, i parrocchiani e tutti i
montalcinesi hanno sempre tenuto a semplificare
l’intitolazione della Chiesa al solo nome di San Pietro, dimenticando
che l vera denominazione della medesima è: “Parrocchia di San Lorenzo
in San Pietro”. E
chissà se nell’animo dei giovani di un tempi, sia pure inconsciamente,
non sia affiorata di rendere omaggio a San Lorenzo, il martire
“cotto” sulla griglia infuocata, proprio con l’accendere quella
grande fiaccola e con l’accingersi poi a saltarla, cioè a passarvi in
mezzo, si apu rapidamente per paura di bruciarsi? Bella,
quindi, quell’intitolazione, di cui quest’anno ricorre il secondo
centenario, che accomunalil grande Santo del Fuoco al primo Apostolo e
Papa della Chiesa! Sembra
quasi voler conferire un titolo nobiliare alla Chiesa questa fusione del
nome dei due grandissimi Santi, per la maestosità della stessa
pronuncia:”San Lorenzo in San Pietro” l duplice “protettorato di due
martiri! Ricordo,
sia pur vagamente, che il Canonico Gaetano Petrini, morto nel 1943 era
solito festeggiare abnche la ricorrenza di San Lorenzo (il 10 agosto, la
cui notte, all’inizio, fiammeggia per la pioggia di stelel cadenti ) con
una Messa al mattino e una solenne funzione alla sera, pur rimanendo la
festa principe, allora riconosciuta a tutti gli effetti anche dal
calendario delle feste civili) quella di San Pietro, ricorrente, come già
detto, il 29 giugno. Né
va dimenticato, a proposito del Canonico Petrini, che lo stesso è stato
Parroco di San Lorenzo in San Pietro per ben 51 anni, dal 1892 al 1943,
mentre Mons. Eraldo Pistoleri, Suo successore, ne è stato parroco per 31
anni: dal 1943 al 1974, anno del suo decesso. Io
e tanti altri ragazzi dell’epoca, più o meno coetanei e ormai
sessantenni, che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di conoscerli
entrambi e di frequentarne la Parrocchia e la Casa Parrocchiale, li
ricordiamo con commossa venerazione per la loro bontà e gli insegnamenti
profusi dall’alto del loto magistero. Essi, per i credenti e anche per
chi preferiva stare lontano dalla Chiesa ma talvolta sentiva il bisogno di
una loro buona parola, hanno rappresentato un sicuro punto di riferimento,
un po’ come la continuazione della propria famiglia, una grande famiglia
aperta a tutti quelli che cercano pace e spiritualità onde sentirsi
uomini più completi. Essi
non sono né estinti né lontani, ma viventi nello spirito e a noi vicini,
a ricordarci la loro integrità di parroci e di uomini, la delicatezza
della loro anima, la tenerezza del loro amore di padri spirituali. Quando
ci capita, come di recente (domenica 13 ottobre, alla Messa delle 11, con
la statua della Madonna di Fatima troneggiante sull’altare e un nugolo
di ragazzi a renderLe omaggio con i loro canti) di entrare in quella che
fu la nostra prima Parrocchia, quella della nascita e della prima
giovinezza, li sentiamo tutt’ora presenti come nostri pastori e
protettori dall’alto dell’eterna dimora. Ora,
Parroco di San Lorenzo in San Pietro è il caro amico e quasi coetaneo
Canonico Remo Rossi, che proprio quest’anno compie i suoi bravi e niente
affatto pesanti sessanta anni, il decennale di Parroco, il 35° di
Sacerdozio, e quasi a continuare una tradizione è, come gli ultimi due
suoi predecessori, il Cancelliere Vescovile. Col
patrocinio dei due Santi eroici e decisi come i titolari della Sua
Parrocchia c’è da farne di strada come Parroco….mirando a traguardi
lontanissimi che anch’io e tanti altri
amici, certi di interpretare
il pensiero di tutti i montalcinesi, ci sentiamo di augurargli con le
labbra, ma soprattutto con il cuore, con la speranza che è un po’ la
certezza dei profeti. E
infine un’ultima considerazione. Nel
corso dei lunghi anni della nostra esistenza abbiamo potuto assistere a
divrervse trasformazioni interne (ed anche esterne) tutte di ordine
migliorativo o di restauro delle varie strutture (altari, organo,
pavimento, tetto, campanile, statua lignea di S. Pietro, antica e
preziosissima, sì che la Chiesa presenta oggi nel suo insieme un aspetto
ben curato e accogliente, idoneo per
la sua sobrietà (pur costellata di opere d’arte) a un sereno e
fervido raccoglimento per la ricerca di un’autentica spiritualità. Una
visita alla Chiesa di S. Pietro , come si continua a chiamarla (anche se
sarebbe logico chiamarla con il suo vero nome, per rispetto dell’altro
Santo), sia per ammirarne l’architettura e le opere d’arte che
custodisce, ma ancor più per recitare una preghiera e impetrare grazie
dai Protettori, credo che costituisca anche oggi per tutti (montalcinesi e
non) un’esperienza sicuramente arricchente. La
Parrocchia, come ogni altra Chiesa, è il luogo, non dimentichiamolo, dove
nel corso della Messa viene rivolto ai fedeli l’invito a considerarsi
tutti fratelli: “Scambiatevi un sgno di pace”. Stringersi
la mano nel nome di Dio, con fraterna sincerità, è veramente un buon
segno. |
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